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L’insegnante: un ottimo educatore

Posted by S.T. su 9 settembre 2009

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“Essere insegnanti non significa solamente trasmettere fredde nozioni: il docente deve essere prima di tutto un ottimo educatore. Il modo in cui l’insegnante si relaziona con l’alunno deve essere perciò professionalizzato”.

E’ quanto emerso dalle parole del professor Mario Becciu, presidente dell’Associazione Italiana Psicologia Preventiva, intervenuto giovedì scorso al Cinema Teatro Salesiani di Livorno, in occasione dell’incontro organizzato dalla Diocesi di Livorno per ricordare San Giovanni Bosco e le sue intuizioni educative.

Introdotto da Marco Cavicchi, presidente della Circoscrizione 4, e da don Gino Berto, parroco dei Salesiani, il professor Becciu ha analizzato nei dettagli, davanti ad un pubblico numeroso e attento, il tema della serata: “relazioni nella scuola tra fragilità ed eccellenza”.
Becciu non si è di certo risparmiato, e ha dato inizio ad un’appassionante quanto precisa analisi della situazione scolastica italiana. “La scuola deve ripensare la propria funzione”, ha sostenuto Becciu, “e provvedere non solo all’aspetto istruttivo, ma anche a quello specificatamente educativo, poiché molte ricerche dimostrano che si riesce ad apprendere meglio in situazioni relazionali positive e distese”.

E’ un fiume in piena Becciu: “nella scuola di oggi ci si dedica troppo poco a capire i ragazzi, non ci si impegna a farli crescere come uomini e a valorizzarli davvero come persone: bisogna entrare prima di tutto in sintonia con i giovani, analizzare i loro problemi, ascoltarli, capire i loro punti di vista e le loro debolezze”.

Il professor Becciu, che da circa 20 anni si dedica alla formazione del personale docente, ha anche più volte sottolineato la necessità di professionalizzare maggiormente il modo di relazionarsi degli insegnanti nei confronti degli studenti, sottolineando a più riprese che “gli errori relazionali all’interno del mondo della scuola sono irreversibili, mentre quelli contenutistici no!”.

“Questo non significa”, ci tiene fermamente a precisare lo psicologo, “che la valutazione delle conoscenze scolastiche apprese debba passare in secondo piano”.
[..]

David Evangelisti

(articolo apparso sul settimanale Toscana Oggi del 10 febbraio 2008)

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