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Migliorare l’esposizione orale in classe

Posted by S.T. su 27 settembre 2009

Quando mi capita di parlare con gli altri genitori io sostengo che i ragazzi a scuola andrebbero più incoraggiati, più motivati, più stimolati proponendogli anche delle sfide.
In genere loro sono molto scettici, mi dicono che non è possibile “motivare” alla scuola dei bambini delle elementari o dei ragazzini delle medie ed è difficile anche nelle superiori.
In genere pensano che è meglio far leva sul senso del dovere o comunque essere severi.

Io non sono daccordo ma loro mi sfidano a trovare delle situazioni concrete dove si è riusciti a “motivare”.
Questo post è un primo tentativo di raccontare “esperienze di motivazione ad apprendere”.

Migliorare l'esposizione orale in classe “Migliorare l’esposizione orale in classe”

di Chaty Miyata
Edizioni Erickson

“Lavoreremo insieme per otto settimane”, annunciai ai ragazzi della prima media che mi
guardavano sospettosi, “e alla fine del corso ognuno di voi dovrà fare una presentazione di cinque minuti  davanti ai suoi compagni. Da solo.”

Mentre queste parole risuonavano nel silenzio dell’aula, il ragazzo della prima fila lasciò cadere la testa sul banco, dietro di lui la sua compagna dal naso aquilino emise un gemito e il ragazzone riccioluto alla mia destra vagò con lo sguardo fuori dalla finestra. Tra gli studenti si insinuò una certa tensione, densa e carica come una nebbia improvvisa, e sui loro volti si dipinse la paura; potevo leggere nei loro occhi i pensieri che giravano nelle loro teste: “Questa vuole che ci alziamo in piedi davanti a tutti e che ci mettiamo a parlare !”

Mi schiarii la gola, cercando di trovare un migliore approccio. “Lo sapevate che per la maggior parte degli americani, in cima all’elenco delle paure personali c’è la morte ?” Mi fissarono tutti con lo sguardo attento. “Sapete quale è la paura numero due ?”
Alcuni scossero il capo. Un ragazzino invece annuì.
“Quale ?” Gli domandai.

“Parlare in pubblico” rispose con una voce dura e compatta come il pugno che teneva serrato.
“Sorrisi. “Esatto. Questo colloca quindi il nostro progetto molto vicino alla Grande Mietitrice, vero ?”
“Io scelgo la paura numero uno” mormorò il ragazzino proprio davanti a mè, lasciando cadere sconsolato la testa sul banco.

Mi ricorderò sempre un piccolo incidente successo con uno studente di prima media di nome Josh, un ragazzino paffuto, scuro di capelli che era stato scelto dalla sua classe per raccontare una storia alla festa della scuola: lui aveva accettato la sfida e alla fine risultò uno dei migliori. La sua storia era un mito greco e i nomi erano molto difficili da ricordare e su alcuni si ingarbugliò, ma continuò imperterrito. A un certo punto, durante la recita, mi guardò negli occhi; io ricambiai lo sguardo e annuii e lui non si interruppe mai.
Quando lo spettacolo terminò e gli attori si radunarono per fare i loro commenti, lui sospirò e abbassò gli occhi, “Io non sono stato eccezionale” sussurrò.
Ci pensai. No, non era stato eccezionale, alcuni degli altri erano stati decisamente più animati, entusiasti e gradevoli.
Gli sorrisi. “Ma Josh”, dissi, “hai dimenticato la storia?”
Lui fece segno di no con la testa.
“Ti sei sentito in imbarazzo e sei scappato dalla scena?”
Scosse la testa di nuovo.
“Hai fatto bene. E ricordati che sei anche stato il primo. Tu avevi il compito più difficile, perché dovevi scaldare il pubblico.” Lui fece un pallido sorriso.
Altri studenti si avvicinarono a me per farmi domande, e dovetti distogliere l’attenzione da Josh, ma l’espressione del suo viso continuava a turbarmi perché dentro di me sapevo che egli sentiva di aver fallito.
Quando i ragazzi si misero a raccogliere le loro cose prima di lasciare la palestra, chiamai Josh vicino a me. Alcuni si fermarono ad ascoltare; gli misi le mani sulle spalle.
“Josh”, dissi “sapevi che nello spettacolo di oggi avrebbero dovuto esserci altre tre ragazze di terza media?”
Lui scosse la testa.
“Sono venute da me ieri e mi hanno detto di aver cambiato idea. Non volevano recitare perché avevano troppa paura. Così le ho tolte dal programma.”
Josh mi fissò stupefatto.
“Tu fai solo la prima vero?”
“Si.”
“Ebbene, quelle ragazze sono in terza e non ce l’hanno fatta. Sono le ragazzine più grandi della scuola e non ci sono riuscite. Tu invece si. Sei solo in prima e ti sei alzato in piedi davanti a centinaia di persone tra cui anche i professori, il preside e i ragazzi di terza e ce l’hai fatta, non e così?”
Gli si illuminarono gli occhi.
“Josh, hai dimostrato coraggio. Sei uno che sa correre dei rischi. Riesci a immaginare come sarai quando farai la terza? Nessuno ti può fermare. Questo e solo l’inizio.”
Josh era raggiante. Uscì dalla palestra a testa alta, le spalle erette e io piansi di gioia.
No, la performance di Josh non era stata superba, ma per lui era stata un successo e adesso ne era consapevole.

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