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Un anno nel ciclo di contatto

Posted by S.T. su 6 ottobre 2009

Estratto da:  www.ilcounseling.it/articoli/ciclo_contatto.htm

A.S.P.I.C.
Associazione per lo Sviluppo Psicologico dell’Individuo e della Comunità

Master Esperienziale di Counseling Professionale
Scuola Superiore Europea

Tesi conclusiva
UN ANNO NEL CICLO DI CONTATTO
Una sperimentazione di counseling scolastico

Relatore:
dott.Roberto Costantini

Masteranda:
Daniela Fileccia

MASTER  CORSO 2OO3 – 2OO6

INTRODUZIONE
[..] Da sedici anni sono un’insegnante per scelta  e forse per “vocazione”,  e ho verificato che il maggior rischio nell’esercizio di questa professione è la ripetitività e la rigidità metodologica, ancor più pericolosa  nel suo confrontarsi con generazioni che cambiano anno dopo anno.

Sono stata e lo  sono ancora,  una docente esigente  nella formazione dei miei allievi e nel sollecitare in loro il senso della responsabilità, pertanto ciò che ho trasformato nel mio lavoro, grazie al Master in Counseling svolto ad Ancona, è stata la modalità di trasmissione dei contenuti centrata, non più sui programmi bensì sugli studenti.

Il cambiamento ha attraversato prima la mia persona, mi ha reso più morbida e flessibile, più aperta all’ascolto profondo, meno suscettibile alla rabbia  e più stabile nell’affrontare le “antipatie e simpatie” che inesorabilmente possono inquinare il lavoro.

Ho potuto sentire sulla mia pelle quanto i “transfert e controtransfert” incidano sul rapporto con gli studenti e quanto possano aiutare se correttamente usati.

Insegno Storia dell’Arte nelle scuole superiori e quindi  a ragazzi in una fascia d’età compresa fra i quattordici e i diciannove anni. La specificità della disciplina mi ha aiutata nell’esplorazione delle emozioni attraverso i simboli  e nella elaborazione di contenuti metaforici, di miti e fiabe. [..]

All’inizio del mio percorso [..], non avevo idea del tipo di trasformazione che si sarebbe realizzata,   non avrei potuto nemmeno immaginare la gioia profonda e leggera con cui si può entrare in classe e sentire l’energia degli allievi manifestarsi in maniera autentica, quando senza paura mostrano e verbalizzano l’ansia o la soddisfazione, la tristezza o l’entusiasmo perché sanno di poterselo permettere, quando la frustrazione non è fallimento ma un’occasione per crescere, quando il voto non è una valutazione sul loro essere ma sul loro sapere in quel momento, quando le rabbie nei confronti dei compagni o  dell’insegnante possono essere espresse in un confronto di bisogni e non di colpe.

[..] Adesso posso dimostrare che, grazie a piccoli gesti, l’aula si può  trasformare in uno spazio di crescita, dove ogni singolo studente si sente parte di un tutto armonico,  pur mantenendo la sua specifica individualità. [..]

[..]Abbassare gli obbiettivi può anche andar bene in certi casi, più in generale però può diventare svilente e favorire bassi livelli di autostima. Resto convinta che arrendersi e accontentarsi inibisca la crescita e l’enorme potenzialità dei giovani.
Il viaggio che propongo ai miei allievi non è senza ostacoli o sfide.
Ciò che cerco di fare è armarli e attrezzarli, affinché possano continuare il cammino e percorrerlo consapevolmente come un’avventura,certi comunque di non essere soli. Anche per questo è importante che l’insegnante assuma il ruolo di guida stabile e affidabile, che sia coerente ed estremamente chiara nell’organizzazione del lavoro e nella distribuzione dei compiti. [..]

DESTINATARI  DEL PROGETTO
[..] Ho effettuato la sperimentazione del Counseling Scolastico in una  prima classe di Liceo classico, quindi con ragazzi entro una fascia d’età compresa fra i quattordici e i quindici anni: 25 allievi, di cui quattro maschi,  provenienti da ceti sociali diversi e da contesti culturali altrettanto differenziati.

All’interno del gruppo ho identificato sei ragazzi con difficoltà e bisogni  di tipo diverso e, fra questi, due gemelle con un forte legame esclusivo ed escludente, un ragazzo con comportamenti manifestamente indisponenti e impulsivi e un distorto bisogno di attenzione, due ragazze riservate e insicure e una ragazza aggressiva e sprezzante nei confronti dei compagni.

[..] Il  percorso formativo all’interno di un Liceo Classico è orientato in senso cognitivo e di solito è dato poco spazio all’esplorazione  e all’accettazione delle emozioni; inoltre l ‘ambiente  scolastico è spesso competitivo e volto all’apprezzamento in relazione al profitto e alla quantità di nozioni e informazioni possedute dallo studente.

[..] Ciò che può apparire come una dispersione di tempo ed energia è diventato in realtà un investimento nel futuro: si apprende molto più velocemente se la mente e il cuore sono in sintonia, se si percepisce la protezione e la fiducia. L’ansia da prestazione e lo stress da sovraffaticamento colpiscono molto frequentemente gli studenti di oggi, spesso demotivati e tendenti ad ingigantire o ignorare ostacoli facilmente rimovibili.

Le cause, nella loro molteplicità, hanno comunque in comune gli effetti, ovvero il collasso attentivo e della motivazione allo studio, comportamenti disfunzionali più o meno gravi, alternanza di crisi di rabbia, tristezza e isolamento, fino all’abbandono scolastico. Nei casi più blandi è presente un rendimento mediocre e una scarsa concentrazione che scatenano reazioni a catena da parte degli insegnanti che, a loro volta, si  sentono demotivati e frustrati.

Pensare una didattica che parta dalla relazione con lo studente piuttosto che dai contenuti disciplinari, per arrivare comunque ad una preparazione completa ed adeguata al percorso formativo, è stata la mia sfida con il tempo e con la metodologia tradizionale.

[..] Ho costruito dunque una sorta di mappa-guida per” la caccia al tesoro”, dove la raccolta dati diventa il viaggio per l’individuazione geografica e cronologica , la descrizione la scoperta dello scrigno che contiene il tesoro, e la tecnica il linguaggio segreto che,una volta decodificato, ti dà la chiave per aprire lo scrigno e scoprire il tesoro ovvero il messaggio più segreto dell’opera.Ognuna di queste tracce  è stata pensata  per accedere in modo “sentito” all’opera d’arte e per  scongiurare il rischio di  un approccio  nozionistico, da “elenco delle Pagine Gialle”.

[..]  Preoccupati dal tempo insufficiente destinato a questa disciplina (due ore a partire dal primo anno nella sperimentale, un’ora la settimana al terzo e quarto anno e due al quinto nel corso tradizionale), gli insegnanti tendono a privilegiare l’essenziale, dove l’essenziale coincide troppo spesso con la descrizione analitica e sincronica.

Ho amato la storia dell’arte fin dall’adolescenza e l’ho scelta per quell’aura tutta speciale che avvolge le opere dello spirito umano, per quel senso di fragilità e incompiutezza che le permea, per il suo potenziale evocativo, che mi spinge ad entrare in uno spazio-tempo di libertà e immaginazione. Nell’opera d’arte si proietta quella scintilla di divino che ad ogni uomo appartiene, quel senso di mistero mai del tutto definito che ci spinge alla ricerca. Insegnare ad uno studente a percepire la sua essenza divina e profondamente umana attraverso la ricerca del prezioso messaggio, del tesoro, conservato nell’opera d’arte, è diventato il mio obbiettivo di lavoro.

[..] In sintesi questi sono gli obbiettivi di una didattica costruita con il Counseling

Umanistico – Integrato:
. Stimolare le capacità di ascolto
. Attivare l’apprendimento cognitivo a partire dalla fiducia e dalla curiosità
. Conoscere con la mente e con il cuore
. Praticare la legge delle tre “P”,ovvero Protezione,Permesso e Potere
. Monitorare la coesione e l’armonia del gruppo
. Sollecitare la libertà di scelta consapevole
. Gestire l’ansia e la timidezza come forze e non come impedimenti
. Consapevolizzare che l’errore è un momento di crescita e non un fallimento
. Favorire le espressioni di buonumore e le risate

[..] SCOLPIRE LE IMMAGINI
Gli allievi hanno usato il loro corpo per scolpire le immagini degli archetipi,ogni volta percependo sul piano fisico i differenti effetti delle posture ,delle linee di forza e dei punti di equilibrio. Sono stati guidati  nell’esplorazione delle difficoltà, dei limiti e degli aggiustamenti necessari per raggiungere le sensazioni che l’artista ha trasmesso con una postura piuttosto che un’altra.

Grandi risate hanno accompagnato il lavoro e hanno aiutato gli allievi a superare timidezza e senso di inadeguatezza; anche le ragazzine più minute e riservate sono riuscite a sentire l’eroe dentro di loro o il caldo abbraccio della Madre . La centratura degli atleti che si irradia dall’ombelico li ha resi più sicuri, l’esperienza degli archetipi attraverso il corpo ha reso più facile la comprensione della parte cognitiva e la possibilità di usare la forza degli arch etipi anche fuori aula. La comprensione del canone di Policleto è stata semplice dopo che gli allievi hanno scolpito con il loro corpo il “Doriforo”…

[..]  UN ANNO NEL CICLO DI CONTATTO
Le lezioni hanno sempre avuto un clima sereno di accettazione e collaborazione dove difficilmente ho dovuto riprendere comportamenti scorretti. Il mio ingresso in aula è stato sempre accompagnato da un sorriso  e da un autentica domanda: “Come state oggi?” oltre che dal contatto oculare; piccole cose che mi hanno  permesso di rafforzare la relazione e di tastare gli umori nonché di prepararli alla concentrazione.

La lezione si è svolta nelle sue parti teorico-cognitive come in quelle esperienziali, riassumendo comunque a fine ora  il lavoro svolto e salutandoci con un buon proseguimento di giornata. L’empatia e l’ascolto attivo mi hanno regalato l’attenzione dei ragazzi e il lo ro vivo interesse, che li ha portati a intervenire in maniera partecipe e corretta.Hanno appreso presto che gli interventi vanno gestiti nello spazio interattivo senza interrompere l’insegnante o il compagno, molto raramente hanno chiesto di uscire nel tempo trascorso insieme (le uscite continue sono un lamento comune dei miei colleghi) e altrettanto rare sono state le assenze.

La gita scolastica si è fatta a Roma ed è stata una giornata di gioia e risate come anche di attenzione e concentrazione nei musei. Il tempo del pullman è trascorso in chiacchiere aperte che mi hanno dato la misura dell’alleanza raggiunta e della coesione del gruppo. Alcuni di loro hanno raccontato sogni intimi, desideri sessuali o ricordi infantili di paure e sofferenze; un ragazzo ha rivelato senza imbarazzo di aver fatto un sogno erotico con un suo compagno ed ha espresso, liberandosene, la sua paura dell’omosessualità. L’intimità gli ha permesso di essere rassicurato e di considerare il suo sogno come normale in un’età di passaggio. Ciò che mi ha dato maggiore benessere è stata la verifica dell’autenticità e della sicurezza relazionale raggiunta, non solo fra me e i ragazzi ma dal gruppo intero ed ho sentito la soddisfazione e l’appagamento di una relazione nutriente per tutti.

[..] PRIMO GIORNO DI SCUOLA
So per esperienza che il primo giorno di scuola superiore dopo le  medie è carico di ansie,aspettative, paura di inadeguatezza ma anche di curiosità e voglia di sentirsi grande.
So anche che in questo primo contatto avviene il battesimo della relazione, pertanto ho scelto abiti colorati e morbidi e sono entrata in classe presentandomi intanto come persona, quindi come insegnante con le mie competenze e specificità,ho dato spazio alla mia emozione nell’incontrare 25 paia di occhi puntati addosso che si aspettano …..cosa?
Ho espresso il mio entusiasmo nell’iniziare un nuovo cammino con loro e la sicurezza che saremmo stati dei buoni compagni di viaggio.

Ho chiesto quindi loro di presentarsi con il proprio nome, lo stato d’animo espresso con un colore e un’immagine disegnata alla lavagna che lo rappresentasse.
Dopo un’iniziale stupore il clima si è disteso, si è attivata la curiosità e la voglia di ascoltare la propria emozione e quella dei compagni.
La tensione si è liberata, il corpo si è disteso e si è dato spazio a risate liberatorie.
Ho visto gli occhi dei miei studenti meno spaventati e il loro sguardo in contatto con il mio.

Ci siamo dati appuntamento alla prossima lezione che ho descritto come un’esplorazione creativa, lasciando  la curiosità per l’incontro successivo.

[..] LA PARETE DELLA SPIRITUALITA’
Questo non è stato un lavoro programmato in funzione dell’apprendimento, è scaturito come necessità di problem solving a seguito di un grosso conflitto scatenato in classe da una collega che una mattina ha voluto appendere dietro la cattedra il crocifisso.
Voglio precisare che in classe ci sono quattro ragazzi che non si avvalgono dell’insegnamento della religione e che due di questi sono due gemelle con problemi di apertura relazionale,chiuse nel loro dualismo,rigide e già vittime di episodi di bullismo alle scuole medie.
Ai primi di febbraio, fortunatamente, mi trovavo a scuola; i rappresentanti di classe mi hanno chiamato perché Anna e Maria (le gemelle) erano in preda ad una crisi di pianto con tremiti e rabbia, tanto più accentuata in quanto le ragazze non mostrano solitamente alcun tipo di emozione e si portano dietro una maschera difensiva e impenetrabile.

Entrata in classe ho accolto sia l’esplosione delle gemelle che la rabbia degli altri compagni chiedendo un racconto dei fatti.
Brevemente, quando la collega ha appeso il crocifisso, le due ragazze hanno reagito con forza chiedendo che fosse tolto, mentre l’insegnante e altri compagni volevano tenerlo come segno del loro credo; era stata fatta infine una votazione dove la maggioranza dei ragazzi riteneva offensivo togliere la croce.

Il clima in classe era teso,la frustrazione della minoranza carica di angoscia, rabbia e solitudine, la vittoria della maggioranza triste e insoddisfacente.
Ho pensato dunque di proporre una negoziazione di tipo diverso dando spazio ai bisogni reali celati dietro l’episodio.
E’ stato chiaro che il problema era quello dell’esclusione e insieme del desiderio di libertà e appartenenza, ho dunque proposto una pausa durante la quale avrei tenuto in custodia il crocifisso e avrei preparato un incontro per  esplorare insieme la spiritualità di ognuno di loro.

LAVORO DI GRUPPO
Realizzazione di un  “ Muro della Spiritualità”
Durata: 4 ore

PRE-CONTATTO
: In cerchio, accoglienza e presentazione del lavoro,
compilazione di piccolo questionario relativo alla spiritualità.
“Che cosa è per te la spiritualità?”
“In cosa ti aiuta?”
“Ti piace viverla in solitudine o condividerla con altri?”
Le due gemelle hanno partecipato al lavoro in relazione paritaria con gli altri.
Ho volutamente evitato che fossero al centro del gioco, per non correre il rischio che potessero associare le loro persone al problema.

L’obbiettivo infatti è stato focalizzato non sul conflitto ma sul bisogno di appartenenza attraverso la spiritualità.
Al termine di questo ogni ragazzo ha condiviso con il gruppo la propria idea  e le proprie emozioni.

CONTATTO:
Gioco della fiducia a gruppi di sei, a turno un compagno stava al centro e ad occhi chiusi si lasciava cadere mentre i compagni lo proteggevano e sostenevano. Il lavoro è stato intenso nella diversità dei comportamenti e delle emozioni. Paura, fiducia, solitudine, responsabilità, leggerezza e pesantezza, si sono alternati al gioco del doppio ruolo di sostenere ed essere sostenuti.

Al termine, condivisione dei vissuti e consapevolizzazione del ruolo più rassicurante se avvertito.

CONTATTO PIENO:
creazione di un proprio mandala su  un foglio contenente un cerchio vuoto o colorazione di un mandala già disegnato. I ragazzi hanno scelto liberamente e in religioso silenzio, accompagnati da una musica dolce, hanno lavorato.

Terminato il  mandala li ho fatti sdraiare in cerchio tenendosi per mano e con gli occhi chiusi; ho chiesto quindi a quattro di loro di mettersi al centro, ognuno in una direzione identificandosi con i venti e creando con i loro corpi una croce. Ho quindi guidato il gruppo a sentire il respiro con l’intensità dei vari venti e percepire il calore delle mani dei compagni, quindi dolcemente e gradualmente ho fatto alzare i ragazzi in cerchio e, chiedendo di continuare a tenersi per mano, gli ho fatto osservare i compagni al centro e il simbolo antico della croce come sintesi spaziale e temporale che tutto contiene.
A questo punto i compagni si sono alzati ed ho chiesto loro di disporre i propri mandala a formare una croce; a seguire ogni ragazzo ha aggiunto il proprio fino a creare una grande croce di mandala .

POST-CONTATTO
Restituzione dell’esperienza sottolineando la bellezza di una croce universale che tutto contiene, e rafforzando la loro capacità di sostenere e lasciarsi sostenere.

Chiusura con la domanda “cosa ti porti via da questa mattinata e cosa vuoi lasciare?
Al termine i ragazzi hanno deciso di appendere alla parete la loro croce dove c’è spazio per tutto l’amore possibile, al centro della croce la preghiera attribuita a S. Francesco:

“Signore, concedimi la serenità per accettare le cose che non posso cambiare, il Coraggio di cambiare le cose che posso e la saggezza per riconoscere la differenza”.

Dopo questo lavoro la classe si è ulteriormente compattata  ed ha continuato l’anno scolastico in reciproca collaborazione e affetto.

CHIUSURA DELL’ANNO E SALUTI

“C’ERA UNA VOLTA…”
Considerando tutto il percorso compiuto e le tematiche svolte,gli ostacoli e le difficoltà incontrate insieme ho pensato di chiudere utilizzando la fiaba come tecnica espressiva e catartica per dar modo ai ragazzi di focalizzare, attraverso la metafora, le loro sfide e i loro bisogni, di verificare le loro aspettative e i loro desideri, di appropriarsi dei loro talenti e fare i conti con le loro paure, di collaudare infine la coesione della classe.
Ho proposto dunque di salutarci in un modo un po’ fantastico  inventando una fiaba collettiva e una individuale, sempre utilizzando il ciclo di contatto così sviluppato:

PRE-CONTATTO
Seduti a terra, in circolo, abbiamo contattato l’emozione del momento quindi ho chiesto loro di distendersi avviando un breve rilassamento e invitandoli a ricordare il primo giorno di scuola, percependo l’emozione di quel momento e poi, tornando al presente, osservare quella sensazione  e quell’emozione da spettatori. Al termine, gli ho chiesto di sollevarsi a sedere con calma.

La Fiaba Collettiva.
Nella quiete, ho chiesto ad un ragazzo di avviare una fiaba  con protagonista la loro classe a partire dal primo giorno di scuola; a seguire, ogni studente avrebbe aggiunto un pezzo.
E’ nata così la fiaba della I B:

“C’erano una volta 25 ragazzi che entrano in una classe vuota, con pareti spoglie.
Si siedono rigidi e in silenzio per la tensione.
Cercano di trovarsi perché non si conoscono.
Sono stati costretti ad abbandonare il loro limbo dorato, hanno paura di una nuova realtà.
Tutti hanno paura ma si cercano, nascono simpatie ma anche antipatie.
Trovano difficoltà ma le superano con l’aiuto dei compagni o da soli.
A metà anno gli ostacoli diventano più grandi ma arriva la fiducia e la solidarietà.
Con l’amicizia e l’aiuto degli altri le difficoltà si superano.
Anche gli adulti possono aiutare e si trasformano da  nemici in amici.
Superare gli ostacoli fa sentire bene ci si sente più forti.
La forza del gruppo aiuta a superare  anche le difficoltà più profonde.
La gioia e la serenità dei momenti felici dà la carica.
Gli altri ti aiutano a correggerti.
Ci si mostra per ciò che si è.
Si guarda al futuro.”

CONTATTO PIENO

La Mia Fiaba

Un grande applauso accompagna la frase finale e restituisco agli allievi la forza e il calore del gruppo, quindi li invito a ritirarsi in sé e a creare la loro fiaba personale utilizzando a piacere il disegno e la grafica e sottolineando l’assenza di valutazione e la garanzia dell’anonimato.

I ragazzi lavorano in tranquillità accompagnati da una musica ora lenta ora eroica; in questo caso ho usato musica celtica e canti degli indiani d’America.

Al termine, ho chiesto se qualcuno voleva condividere la propria fiaba e si è offerto Matteo (uno dei quattro allievi che non è riuscito a raggiungere gli obbiettivi minimi).

La fiaba di Matteo non è a lieto fine; eccola:
“C’era una volta in un paese troppo lontano un fanciullo abituato a vivere tra orchi principeschi ed egoisti egli inoltre era spesso con se stesso, solo.
Un giorno d’estate gli arrivò un incarico nuovo e fu costretto ad abbandonare la sua terra per giungere altrove in una dimora straniera, ove sarebbe stato costretto a prepararsi per uno spietato combattimento contro un drago di enormi proporzioni chiamato da tutti Vita.
Giunto in questo luogo conobbe persone ambigue e tutti avevano onori più illustri di lui, c’erano bellissime ninfe dei boschi e delle montagne, tetre maghe dai poteri orripilanti, cavalieri troppo spavaldi, una granduchessa saggia e buona dagli occhi color del sole e infine anche anatroccoli dai poteri mistici.
Il giovane si sentiva sempre più solo anche se si era armonizzato nel gruppo, un bel giorno conobbe una fata scortata da un baldo giovane che lo indussero a partecipare a meravigliosi riti magici.
In quel gruppo il giovane si sentiva così bene, così felice, così vivo che gli dedicò tanto di quel tempo non preoccupandosi dei suoi allenamenti molto importanti; era come ipnotizzato dall’aspetto della strega, la quale era a capo dei riti.
Giunto il tempo di affrontare Vita, nonostante una ninfa se ne fosse volata via, nonostante non fosse pronto al combattimento lui scese in battaglia e come potete immaginare morì anche se aveva dato il massimo.

Sulla sua tomba sono scorse molte lacrime delle persone a lui care e come ornamento ebbe solo una rosa ora essiccata donatagli dalla sua adorata strega”.

Ho osservato con cura il non verbale di Matteo e dei compagni, e mi sono resa conto che il ragazzo era angosciato, il tono di voce era insicuro e spezzato, il corpo afflosciato; i compagni erano attenti e stupiti, avevano davanti un compagno diverso, proprio lui che per tutto l’anno era stato invasivo e fastidioso, spesso violento.

Ho pensato dunque di chiedere a Matteo se voleva chiedere aiuto ai compagni per modificare gli eventi della storia e lui ha scelto tre ragazze.

A queste ho proposto di donare qualcosa che potesse aiutare Matteo ad affrontare il drago.

E’ stato stupefacente come le compagne abbiano colto nel segno colmando i vuoti e le debolezze del ragazzo: la prima ha regalato una spada di forza , la seconda uno scudo di protezione e la terza un libro magico per vedere le cose come sono veramente.

Ho chiesto a Matteo se accettava i doni e come avrebbe potuto usarli; lui si è rilassato, ha sentito la forza, la protezione e la realtà degli altri, pronti a non lasciarlo solo ed ha cambiato il finale diventando amico del drago e conservando con cura i talismani per il futuro.

CHIUSURA

La fiaba di Matteo è servita a tutti per comprendere quanto sia importante l’aiuto e il sostegno degli altri e quanto sia nutriente chiedere quando si è in difficoltà.

Ho chiarificato questo aspetto dell’esperienza al fine di rendere più sicuro il percorso del prossimo anno durante il quale nasceranno  altre storie con la consapevolezza di non essere comunque mai soli.

Una parola ciascuno per dire arrivederci e un abbraccio collettivo ha chiuso il lavoro.

CONCLUSIONE

[..] In diciotto anni di servizio ho visto troppi ragazzi prosciugare la propria energia creativa in studi strutturati e orientati nella speculazione cognitiva, li ho visti arrancare e frustrarsi, odiare la conoscenza e fuggire negli istituti privati piuttosto che cambiare rotta: “meglio un diploma di Liceo Classico comprato che quello di un Istituto Professionale considerato degradante”.

Poco importa se alla fine si producono disoccupati insicuri e raccomandati incompetenti nell’esercizio delle loro funzioni.

La scuola più che mai in un mondo che propone attività tanto più allettanti e piacevoli è diventata davvero una sfida. E’ difficile per i nostri allievi trovare delle buone  ragioni per stare a scuola senza troppo soffrire.

Penso davvero che il Counseling Scolastico sia una risposta sana  per cambiare  il volto austero della conoscenza  con il volo della Nike di Samotracia.


[..] Le due gemelle già menzionate hanno straordinarie capacità di apprendimento che  hanno loro consentito di raggiungere risultati sufficienti.

Riguardo la socializzazione hanno stabilito un contatto con i compagni sia pure limitatamente a gesti e sorrisi.

Considero questi piccoli messaggi importantissimi, ricordando il viso inespressivo e la rigidità posturale delle ragazze i primi mesi di scuola.

Questa sperimentazione ha nutrito il  sogno di trasformare il mio lavoro in una crescita continua per me e per i miei allievi, di estendere l’impegno educativo e sociale al di là dei limiti cognitivi, di piantare dei semi per la salute e il benessere che producano i frutti succosi della tolleranza e dell’amore per la vita.

E mi piace chiudere con un’antica preghiera yogica che mi ripropongo di recitare in classe all’inizio delle lezioni:

”Possa la potenza creatrice Proteggerci entrambi
maestro e discepolo,
possiamo noi crescere insieme
in conoscenza e purezza”.

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